Marine Galstyan è entrata da poche settimane nel cast di “Un Posto al Sole”, in onda da lunedì a venerdì su Rai 3, ma ha colpito subito il pubblico con la sua interpretazione intensa ed emozionante nel ruolo di Thea Dimitru, una giovane madre di origine rom che deve affrontare i pregiudizi e l’intolleranza dei nuovi vicini di casa e che sarà aiutata da Giulia Poggi.

Attrice e ballerina di talento, Marine Galstyan è nata in Armenia, ha studiato all’Accademia di teatro e cinema di Yerevan e da diciotto anni vive e lavora in Italia, dove ha interpretato famosi ruoli teatrali come Nora in “Casa di bambola” di Ibsen e Dorotea in “Pericolosamente” di Eduardo De Filippo. Ha recitato nel tv movie “Tutto il mondo è paese” e nel film “Il resto con i miei occhi” e insieme al marito Sargis Galstyan ha fondato il gruppo teatrale italo-armeno InControVerso.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con Marine Galstyan di Thea ma anche dello spettacolo “Il grande male” e della sua passione per il ballo.

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Marine, poche settimane fa sei entrata a far parte del cast di Un Posto al Sole nel ruolo di Thea Dimitru. Cosa puoi raccontarci riguardo il tuo personaggio?

“E’ un bellissimo personaggio con diversi strati, io sono abbastanza brava nei ruoli drammatici. E’ una donna devota alla famiglia, ai figli, onesta, sincera, ma come abbiamo visto nelle puntate già andate in onda non è ben accettata dalla società e questo è un problema attuale perché purtroppo esistono ancora il razzismo, la discriminazione. Thea non è ben vista dai suoi vicini in quanto appartiene al popolo rom verso il quale ci sono dei pregiudizi legati al fatto che alcune persone hanno scelto le vie facili o non trovando lavori onesti si sono messe a rubare o fare cose sbagliate. Lei invece avendo sani principi subisce un grosso danno da parte della società italiana”.

Com’è stato l’impatto con il set della soap?

“Sono stata diverse volte sul set ma è come se fosse sempre la prima, per me è una magia, è misterioso entrare in un meccanismo nuovo. “Un Posto al sole” poi è un’istituzione quindi mi sono venuti i brividi entrando nel palazzo della Rai dove nei diversi piani vedi le location che esistono da diversi anni. Ho girato una scena che ancora deve andare in onda e mi sono sentita come Alice nel paese delle meraviglie. Ho trovato colleghe professionali, disponibili e gentili e questo mi ha colpito molto”.

Puoi anticiparci qualcosa sugli sviluppi che avrà il tuo personaggio nelle prossime puntate?

“Non posso dire nulla ma finora il pubblico ha visto solo un’anticipazione di Thea, un personaggio che è rimasto nell’aria e che avrà uno sviluppo con un bell’intreccio. E’ entrato nel cast anche suo fratello, che nella realtà è mio marito Sargis. La loro storia porterà forti emozioni”.

Thea deve scontrarsi con i pregiudizi e la diffidenza delle persone. Ti è mai capitato di affrontare situazioni simili?

“Sono stata fortunata perché ho trovato le porte aperte davanti a me ma qualche difficoltà l’ho vissuta. Non essendo nata in questo Paese inconsciamente subisci queste reazioni che fanno male, magari chi hai davanti non nota questo comportamento verso di te, ma è facile offendere o ferire una persona, anche non volutamente. Nei miei ruoli a volte, in termini di emozioni e profondità, prendo spunto dal mio vissuto o da quello di terze parti. Sono 18 anni che vivo in Italia, ho affrontato tante esperienze bellissime e altre meno, che mi hanno fatto diventare la persona che sono oggi, una donna forte, comprensiva, mai arrabbiata perché per me la gentilezza è un segno di grande apertura mentale. In tutti i Paesi ci sono le brave persone e quelle disoneste, è questa etichetta che viene attaccata a un popolo a prescindere che è sbagliata. Bisogna avere una mentalità aperta per dare delle chance e vedere il bello che c’è negli altri”.

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Come ti sei avvicinata alla recitazione?

“A 13 anni non sapevo cosa avrei fatto da grande, un giorno per intrattenere mio padre che era stato operato da poco e doveva stare a casa ho imitato il personaggio maschile di una fiction, che in quel periodo veniva trasmessa in tv, che impazzisce e comincia a ballare. Lui mi ha guardato e ha detto: mia figlia diventerà un’attrice. Mio padre ha piantato questo seme dentro di me ed è nata questa passione. Poi purtroppo dopo qualche mese se ne è andato e io ho voluto tantissimo fare questo mestiere per lui e per me stessa. Le difficoltà da superare sono state tante. All’epoca non potevo andare all’Accademia di teatro e cinema, mia mamma non voleva che la frequentassi perché c’erano tanti pregiudizi a riguardo, così per tre anni ho studiato Giurisprudenza. Poi sono riuscita a convincerla, ho lasciato l’Università e ho frequentato per cinque anni l’Accademia ed è stato il periodo più bello della mia vita perché l’ho vissuto pienamente e ho avuto dei professori eccezionali”.

Cosa rappresenta per te il ballo?

“Sia io che mio marito, che è stato anche primo ballerino del complesso statale di Yerevan, da piccoli abbiamo fatto danza classica come base ma il mio sogno era imparare il tango argentino e il flamenco. Durante gli studi all’Accademia un professore diceva che mi sarei dovuta dedicare o al ballo o alla recitazione, ma dopo le prime messe in scena ha capito che doveva aiutarmi in quanto avrei potuto fare entrambe le arti. Come regista ho diretto ad esempio A porte chiuse di Jean Paul Sartre in cui le idee nascevano con il tango, non era un musical ma uno spettacolo di prosa e creavo quegli intrecci tra due donne e un uomo, i conflitti, la passione, l’odio e l’amore, con i movimenti del tango, quando le parole non bastavano. Non separo queste due discipline perché mentre recito il mio corpo può ballare o viceversa. E’ uno strumento in più che io posso usare”.

Ti piacerebbe recitare in un musical?

“Adoro il musical ma in realtà non è stata mai la mia priorità. Il genere che facciamo con la nostra compagnia italo-armena che si chiama InControVerso è stato definito una dramma-coreografia”.

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Hai portato in scena lo spettacolo “Il grande male” in occasione del centenario di quell’immane tragedia che fu il genocidio armeno nel 1915…

“Abbiamo realizzato nel 2015 questa produzione molto importante che è stata messa in scena al Teatro India di Roma con attori importanti. Il testo è stato scritto in 3-4 anni da Sargis Galstyan che è anche il regista dello spettacolo. Eticamente il conflitto è un genocidio non riconosciuto sia dalla parte che l’ha compiuto, la Turchia, sia dalla maggior parte del mondo. L’argomento è affrontato molto dettagliatamente, con dialoghi riportati fedelmente dalle testimonianze scritte e le immagini dell’epoca proiettate in scena. Grazie a questo spettacolo si possono ottenere tantissime informazioni a riguardo perché le persone non sanno cosa sia davvero accaduto. Stiamo portando avanti questo progetto, inteso come una lezione di storia attraverso il teatro e proveremo, una volta che si ripartirà, a proporlo alle rassegne per le scuole e alle matinée, per far conoscere questa storia”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Lo scorso anno abbiamo realizzato una commedia surreale che si chiama “Pole Dance” sempre scritta e diretta da Sargis Galstyan, riconosciuta come miglior spettacolo della stagione teatrale 2019, siamo stati inseriti nel cartellone del Teatro della Cometa per tre settimane ma poi il lockdown ha fermato tutto. Speriamo che una volta tornati alla normalità si possa riprendere questa commedia che affronta un tema importante e profondo. Vorremmo poi fare un adattamento cinematografico sia di Pole Dance sia de Il grande male. Come attrice sono impegnata anche con “Play Hamlet” dove interpreto Ofelia, ai primi di gennaio girerò un corto che riguarda la corrida nelle vesti di protagonista. Infine sto valutando alcune proposte”.

Cosa ti auguri per il 2021?

“Mi auguro una rinascita del nostro settore, dell’arte, del teatro e del cinema. Abbiamo subito un danno enorme e stiamo soffrendo tanto. Essendo una persona positiva spero ci sia un rinascimento, voglio vedere i teatri aperti, i set cinematografici liberi di creare e produrre, la gente vivere e respirare la cultura. Nel primo lockdown ci siamo salvati grazie all’arte. La gente chiusa in casa non è impazzita perché c’erano film e serie tv”.

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